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4 febbraio 2014

PORTOROTONDO IL SINDACO DI GOLFO ARANCI FASOLINO CANDIDATO ALLE ELEZIONI REGIONE SARDEGNA - 14 FEBBRAIO 2014 - SARA' ELETTO A PIENI VOTI. MERITA

IL SINDACO DI GOLFO ARANCI FASOLINO CANDIDATO

ALLE ELEZIONI REGIONE SARDEGNA - 14 FEBBRAIO 2014 -

SARA' ELETTO A PIENI VOTI. MERITA
 

FASOLINO Sardegna

FASOLINO regione

 

 


23 marzo 2010

OLBIA-TEMPIO, PROVINCIA GALLURA Arrigo Filigheddu resta a capo dell’Unione Ordini forensi sardi

 
 da La Nuova Sardegna MARTEDÌ, 23 MARZO 2010

L’avvocato olbiese confermato per il prossimo biennio

Arrigo Filigheddu resta a capo dell’Unione Ordini forensi sardi

SGH03F[1]TEMPIO. È ancora un avvocato gallurese il presidente dell’Unione regionale degli Ordini forensi della Sardegna. Si tratta di Arrigo Filigheddu, noto legale con studio ad Olbia, riconfermato tra l’altro presidente dell’Ordine degli avvocati del foro di Tempio nel corso delle elezioni svoltesi appena qualche settimana fa.
 La sua riconferma, per acclamazione, si è avuta qualche giorno fa nel Palazzo di Giustizia di Nuoro, città che è stata scelta come dislocazione baricentrica rispetto alle sedi di altri ordini, tribunali e uffici giudiziari dell’isola. Arrigo Filigheddu resterà quindi in carica ancora per il biennio 2010-2011 e avrà come vice i colleghi avvocati Ettore Atzori di Cagliari e Gavino Arru di Sassari, come segretario Mario Pilia di Lanusei e tesoriere Giammario Lisca di Tempio.
 Nello stesso tempo l’avvocato Filigheddu continua ad esser membro di una commissione interna all’Ordine forense nazionale, creata ultimamente per studiare la riforma della professione in funzione soprattutto del suo rinnovamento, della sua riconfigurazione in un un tipo di società mutata rispetto al passato e quindi dei modi di accesso.
 Quest’ultimo ruolo rappresenta un impegno che lo porta ad avere contatti con qualificati colleghi di ogni ogni parte d’Italia, con naturali ricadute positive nell’esercizio della funzione di presidente dell’ordine degli avvocati a livello sia locale che regionale. (t.b.)

 


1 agosto 2009

OLBIA,GALLURA, Giulia Maria Crespi: «Sul piano casa fate un passo indietro»

 
da La Nuova Sardegna VENERDÌ, 31 LUGLIO 2009

 Presidente del Fondo ambiente
Chi è la signora dell’ecologia

nuova310709 (3]Giulia Maria Mozzoni Crespi, erede di una dinastia di imprenditori tessili, tra gli ultimi esponenti della grande borghesia lombarda, prima di dedicarsi all’ambiente fu ai vertice del Corriere della Sera quindi del gruppo l’Espresso. Nel ’75 dà vita al Fai, il Fondo per l’ambiente italiano, che da allora presiede. E’ sostenitrice dell’agricoltura biodinamica, coltivazioni basate sul recupero e senza chimica, sperimentata in Lombardia quindi nella zona di Palau, dove da molto tempo ha una casa.
 

da La Nuova Sardegna VENERDÌ, 31 LUGLIO 2009

Giulia Maria Crespi: «Sul piano casa fate un passo indietro»

La politica ambientale di Soru e quella di Cappellacci «L’isola si può salvare ma bisogna tornare alle regole»

Occorre puntare su un turismo di qualità e disciplinato, sui prodotti tipici e sulle primizie, su artigianato, zootecnia e agricoltura Non è il mattone la soluzione alla crisi

nuova310709[1] nuova310709[2]
di Antonello Palmas
 PALAU. «Sono in Sardegna da 50 anni e l’amo un po’ come se fosse la mia terra. Ne ho vissuto tutti i passaggi. Quel che sarebbe importante è mantenere per le future generazioni un patrimonio che altri vogliono distruggere». E’ la premessa di Giulia Maria Crespi, presidente del Fai, nella sua casa di Palau prima di una lunga chiaccherata che verte attorno ai problemi di un’isola che ha adottato e che l’ha adottata.
 - Signora Crespi, non ha mai nascosto di apprezzare la politica ambientale di Soru.
 «Trovo che Soru avesse fatto delle norme che proteggevano l’isola dalle mire dei palazzinari. La verità è che chi vuole speculare in Sardegna sono i continentali. Sulla pelle di chi ci abita».
 - I sardi stanno cedendo alle lusinghe dei cementificatori?
 «Mi sembra che il territorio sia in mano agli speculatori, guardate cosa vogliono fare in Costa Smeralda, Ma non mi pare che ci siano troppi proprietari sardi. Certo l’isola è molto poco aiutata. Ad esempio: un mio vicino agricoltore in primavera ha visto andare in malora i suoi campi perchè mancava l’acqua. Eppure il Liscia è pieno, ma mi dicono che non è stata prevista l’irrigazione per le coltivazioni sulle riva del fiume, come altrove. Eppure ci sono i rondò con l’erbetta inaffiata e le ville con le piscine piene».
 - Soru cercò di cambiare le regole: Cappellacci le sembra altrettanto riguardoso delle esigenze ambientali?
 «Le regole davano fastidio a molti. Col progetto della nuova Giunta aumentano le volumetrie sino al 20%, anche in sopralevazione; +30% con la riqualificazione dell’immobile; entro i 300 metri dal mare si può costruire il 10% in più. Si può avere il 30% in più per abbattimento e ricostruzione, il 40% per abbattimento entro i 300 metri con trasferimento di cubatura in lotti compatibili previe delibere comunali e cessione dell’area. E dove mettiamo l’autocertificazione dei costruttori? Basta la firma di un professionista qualunque».
 - Se Soru difendeva l’isola, perchè l’hanno bocciato?
 «Non sono una politica per dirlo. Forse ci sono stati errori nella comunicazione. Il fatto è che la gente pensa solo all’immediato e non pensa al domani. Ma il domani arriva. Quando sarà troppo tardi ci si renderà conto dei disastri compiuti. L’errore che si fa è pensare che a quest’isola occorra il turismo di massa. Ma non porterebbe soldi per davvero».
 - E cosa serve, allora?
«Un turismo di qualità, un turismo disciplinato, rispetto per i piani paesistici».
 - Che suggerimento darebbe a chi sta per approvare il Piano casa sardo?
 «Di fare un passo indietro. Di ripensare. Di non avallare l’autocertificazione. Di aiutare piuttosto l’agricoltura, la zootecnia; di favorire e aiutare i prodotti tipici locali, l’artigianato, di promozionarli».
 - Lei che in Sardegna è di casa, può dirci se e come l’ha vista cambiare?
 «Certo che l’ho vista cambiare. Terribilmente in peggio. Ho visto troppe costruzioni, brutture di ogni tipo. La conseguenza è che anche il turismo negli ultimi anni non va poi così bene. La Sardegna ha un patrimonio di siti antichi non valorizzati, anche quelli nuragici e prenuragici. Tutto questo non fa molto bene. La ripresa in grande stile della piaga degli incendi contribuisce a peggiorare le cose: un incendiario io lo metterei in cella per anni, ci sono stati morti e danni enormi ma tutti se ne infischiano. La proposta dell’ergastolo? Lo sostengo da anni. Perchè questi fenomeni prima non si verificavano?»
 - Che interessi ci sono dietro questi fatti?
 «Ci sono in mezzo un po’ di vendette, un po’ di speculazioni e un po’ di “divertimento”. Ci vorrebbero delle leggi speciali, con una notevole rivalutazione del ruolo della Forestale. I ritardi nell’arrivo degli aerei e elicotteri da cosa dipendono? Le disfunzioni nell’apparato di intervento sono state tantissime».
 - Signora Crespi, sta facendo un quadro poco rassicurante. La Sardegna ha parte del territorio intatto, si può ancora salvare?
 «La Sardegna è talmente bella, talmente straordinaria, che in molti punti si può ancora salvare. Ma occorre cancellare la mentalità per cui io vendo mio figlio per fare cassa. È una delle regioni che ha recepito nella maniera peggiore il Piano casa nazionale, perchè? Stanno svendendo la Sardegna facendo credere che in questo modo si incentiva la ripresa. Aver dato alle regioni la possibilità di darsi ciascuna le sue regole è come dividere l’Italia in pillole, per dirla con Einaudi. Una cosa triste, L’Italia è una sola, con bellissime specificità. Occorrono regole unitarie: piani paesistici, piani regolatori, puc».
 - Il mattone come unica soluzione alla crisi?
 «Certo qualche soldo in più entrerà. Ma a che prezzo? No, non c’è solo il mattone. Non ci si occupa delle campagne, si potrebbe puntare sulle primizie e non viene fatto. Invece si combinano un sacco di stupidaggini, costruendo nelle zone fluviali, deviando le acque, così da provocare disastri come le alluvioni di qualche mese fa».
 - Si rende conto che parlare di ambiente non è molto di moda. C’è la crisi...
 «Infatti un’ambientalista come me è considerata una specie di cretina. Ma di questi cretini al mondo ce ne sono sempre di più. E vedremo cosa succederà se si permette la distruzione. La distruzione significa che una cosa è distrutta e basta. Ma i cementificatori saranno felici. E’ come un padre che rende la figlia puttana per fare soldi. Vabbene che le puttane ultimamente sono piuttosto in voga... Come dire: piacciono».
 - Berlusconi e la crisi?
 «Preferisco non parlare di politica».
 - Un bene il G8 spostato all’Aquila? Lei se lo sarebbe ritrovato a domicilio.
 «A Palau sono arrabbiati per questo. Probabilmente è un’occasione persa. A La Maddalena sono stati spesi dei soldi per dei lavori, spero che ora non distruggano anche l’arcipelago con la scusa di rilanciare l’economia. Ma le economie sono tante, c’è ad esempio quella dei pescatori che sono sempre meno, hanno sempre meno pesce, e devono fare i conti con l’inquinamento».
 - A proposito di inquinamento, la chimica sarda rischia di chiudere.
 «Se parliamo di Porto Torres, ci sarebbe da rilevare che la chimica ha distrutto una zona stupenda da sfruttare per il turismo. Però c’è il problema dei tanti disoccupati. Occorre programmare una riconversione, riportare la gente nelle campagne. Invece chi lavora nei campi è considerato di seconda categoria. E’ un lavoro duro che ha una resa limitata. Ma qui in Sardegna ci sono prodotti straordinari, primizie, prosciutti, formaggi, ricotte, miele. Non rendono come un condominio. Ma attenzione, molte case cominciano a essere vuote. Guardiamo cosa succede in Spagna, in che stato si è ridotta con tutti i suoi vani sfitti. Ma i palazzinari, loro sì, possono sorridere».
 - Vuol dire che l’isola rischia di fare lo stesso?
 «Dipende da chi Cappellacci vuole accontentare. Io mi limito a osservare. Il Piano proposto mi spaventa molto. Occorre tornare alle vie legali. Invece cosa si fa? Si educa il cittadino all’immoralità. Chi segue la prassi regolare è un imbecille. Ma la società è anche piena di gente onesta. Qui ne conosco tanta ed è per questo che l’amo questo posto. Come se nelle mie vene scorresse quel sangue sardo che invece non ho».
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20 luglio 2009

OLBIA GALLURA Villa Certosa in vendita ora rischiano il posto più di cento dipendenti

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da La Nuova Sardegna LUNEDÌ, 20 LUGLIO 2009

Villa Certosa in vendita ora rischiano il posto più di cento dipendenti

Rispettati il rito dell’aperitivo all’Harry’s bar e quello del bagno di folla nella piazzetta con foto ricordo

1CERTOSA 200709 2 CERTOSA 200709
di Giampiero Cocco
 PORTO ROTONDO. Quello di ieri è stato il «last week end», l’ultimo fine settimana di Silvio Berlusconi a Porto Rotondo? In molti, con il magone nel cuore, giurano di sì e dicono che la sua presenza - dopo gli ultimi mesi di infuocato gossip mondano-politico che ha investito il premier e le sue frequentate feste - alla Certosa sia stata quasi una visita di commiato. Un mesto ritorno sull’isola del relax e del piacere che lo ha visto passeggiare, sabato, come ai vecchi tempi: prima nella piazzetta di Porto Rotondo, a sorseggiare l’aperitivo all’Harry’s bar, poi tra la folla di vacanzieri per le foto di rito e infine facendo rientro, a bordo della macchinina elettrica (il mezzo di trasporto ecocompatibile preferito) nell’eremo violato. Si dice anche che all’ingresso di Villa Certosa - 120 ettari costellati da laghetti, ville, anfiteatro, piscine e farfallario - sia stato affisso il cartello «for sale», vendesi, e l’incarico di piazzare sul mercato immobiliare sia stato affidato a una multinazionale del settore. Che avrebbe già inviato le sue riservate e-mail agli aderenti all’esclusivo club dei cento personaggi citati da “Fortune”, la rivista statunitense che ogni anno stila l’elenco dei paperoni del pianeta. Per cifre “trattabili” che variano dai 200 ai 400 milioni di euro.
 Altri, altrettanto vicini al premier, che si dicono aggiornati, affermano invece che il cavaliere, pur rabbuiato dall’invasione della privacy da parte di teleobbiettivi indiscreti (in particolare per alcune foto che ritrarrebbero lui e i suoi ospiti all’interno della superprotetta villa) non avrebbe alcuna, seria, intenzione di cedere il castello delle meraviglie che ha realizzato (investendo decine di milioni di euro) in quest’ultimo decennio a Porto Rotondo. E che passata la bufera tutto tornerà (quasi) come prima. Ad essere preoccupati per il ventilato abbandono della Certosa sono gli oltre cento dipendenti fissi della dimora del premier, gli imprenditori locali e i professionisti che, sui perenni lavori in atto in quella fucina di migliorie e aggiustamenti, ci campano tutto l’anno. Sabato notte il premier è stato atteso, invano, al teatro di Porto Rotondo, dove si svolgevano le finali della «Vetrina coreografica di danza» organizzata dall’amministrazione comunale di Olbia. Una manifestazione cara a “Etta”, Maria Antonietta Berlusconi, la sorella del premier deceduta lo scorso febbraio. “Etta” Berlusconi, discreta e riservata, per tutta la vita ha coltivato la passione per la danza e a Milano aveva fondato anche una scuola, la “Principessa”, i cui allievi partecipano alla kermesse sarda. Una passione che “Etta” ha trasmesso alla figlia Sabrina la quale, sabato notte, ha ricevuto una targa ricordo dalle mani del sindaco di Olbia, Gianni Giovannelli. Silvio Berlusconi doveva presenziare al saggio di danza (dedicato alla memoria della sorella) ma maestrale e torcicollo hanno avuto la meglio. Neppure l’omaggio ai terremotati dell’Abruzzo da parte Country Club - la discoteca confinante con la Certosa - ha trattenuto Silvio in Sardegna: ieri alle 19.20 era già in volo per Roma.

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 da La Nuova Sardegna LUNEDÌ, 20 LUGLIO 2009

L’INTERVISTA AL CORRIERE

«Una festa per Veronica? Non lo so, vedremo»

3 CERTOSA 200709

OLBIA. Silvio Berlusconi in un lungo colloquio con il Corriere della Sera non si sbilancia sulla sua decisione di vendere Villa Certosa, dove è tornato dopo una lunga assenza: «Se venderò davvero questa villa? Mah, non lo so, devo pensarci...vedremo. Quel che è certo è che ho fatto il direttore dei lavori, perché qui ci sono molte cose da mettere a posto». Per il resto nell’intervista il presidente del consiglio ha affrontato tutti i temi del momento, dalle scelte del sindaco di Milano sullo stop all’alcol ai temi economici, completamente condivise e da estendere ad altre città, al terremoto dell’Abruzzo, dove trascorrerà il mese di agosto.
 Per tornare infine al privato. Alla moglie Veronica Lario, che ha già avviato la pratica della separazione, il cui compleanno era proprio ieri, Berlusconi si domanda ad alta voce: «Farle una sorpresa come la festa organizzata nel 2006 a Marrakesh? Non lo so, vedremo...».

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26 aprile 2009

OLBIA PORTO ROPONTO Varato il Porto Rotondo Boat show. Fiera nautica interclassista: nei 70 stand dal megayacht al gommone

  
da La Nuova Sardegna DOMENICA, 26 APRILE 2009

Varato il Porto Rotondo Boat show

Fiera nautica interclassista: nei 70 stand dal megayacht al gommone

13 porRotond260409di GIAMPIERO COCCO
 OLBIA. La quinta edizione del “Porto Rotondo Boat show” si apre all’insegna del lusso. Dai “San Lorenzo” sgli “Itama”, megayacht da sogno per pochi, ai supergommoni offshore con propulsori esagerati che vanno volare sull’acqua l’equipaggio di sole tre persone a oltre 80 nodi all’ora. Ma tra le trecento barche esposte, tutte rigorosamente a mare nei moli dell’eremo sardo dei Donà Dalle Rose, c’è quella adatta ad ogni portafoglio. Dal microgommone al gozzo planante, dalla pilotina alla barca a vela. Ad inaugurare la quinta esposizione della nautica del nord Sardegna è stato, ieri mattina, l’assessore regionale al turismo Bastianino Sannittu, che dopo aver tagliato il nastro ha visitato gli oltre settanta stand allestiti sui moli e visionato alcune delle imbarcazioni alla fonda.
 «Nautica, artigianato e agricoltura - ha spiegato l’assessore - sono i settori su cui fare leva per attrarre nella nostra isola il turismo».
 Il nuovo corso dell’amministrazione regionale ha già dato una risposta al settore della nautica, eliminando la cosidetta tassa sul lusso che venne adottata dalla giunta Soru sulle imbarcazioni che attraccavano alle marine isolane.
 L’organizzazione del Boat Show, curata dalla Sardinya Yacht service, la Ibs servizi, la marina di Porto Rotondo e l’associazione industriali del nord Sardegna, spera in una stagione favorevole e in un rilancio del settore, bloccato dalla crisi planetaria e precipitato ben oltre il meno sessanta per cento nell’acquisizione di ordini. Eccezion fatta per i supermostri del mare, le imbarcazioni che superano i cinquanta metri di lunghezza: i cantieri navali italiani che sfornano questi panfili non risentono della crisi.
 Il Boat show resterà aperto sino al 4 maggio, e gli operatori prevedono un forte afflusso di visitatori per il ponte del primo maggio. Nell’ambito delle manifestazioni collaterali, il 29 aprile la Confindustria ha programmato una tavola rotonda, patrocinata dall’università di economia del turismo di Sassari, nella quale si discuterà sul turismo nautico e sull’economia del mare. Nel corso del convegno saranno presentati i dati ufficiali dell’osservatorio nazionale della nautica rilevati da Ucina (l’uniona nazionale cantieri nautici e affini) e relativi alla ricaduta economica, sul territorio, del turismo nautico, proiettato non soltanto sull’area costiera, ma anche nell’entroterra, dov’è presente un patromonio storico e culturale da valorizzare.
 Nell’occasione saranno affrontate tematiche che coinvolgono il pubblico, inteso come istituzioni regionali e nazionali, e il privato.
 «Una collaborazione indispensabile per poter dare finalmente velocità a quello che riteniamo sia un volano di sviluppo economico regionale», dicono i responsabili della Associazione degli industriali del nord Sardegna.
 Il mercato della nautica è fermo, ma le prospettive di una ripresa ci sono tutte. Questo è quanto sperano gli oltre cento espositori che hanno esposto i loro prodotti nel mare di Porto Rotondo o offrono i loro servizi alla nautica negli stands allestiti nel porto.
 Resta sempre in piedi il vecchio e mai superato concetto che la nautica è un bene di lusso alla portata dei ricchi: così non è, anche perchè andar per mare non significa soltanto essere a bordo di un panfilo, ma e altrettanto bello e interessante navigare (in sicurezza) con un semplice gommone.

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8 aprile 2009

OLBIA TEMPIO. PORTO ROTONDO. La guerra di vicinato davanti a Spiaggia Ira

  
 da La Nuova Sardegna MERCOLEDÌ, 08 APRILE 2009

PORTO ROTONDO

di Luca Rojch

La guerra di vicinato davanti a Spiaggia Ira

Arriva l’ufficio antiabusi, il titolare della Semiramide: «Cacciato via dai proprietari»

22 Prot 080409 23 PROT 080409

24 PROT 080409PORTO ROTONDO. Il suo piccolo impero con vista sul paradiso lo ha creato con bravura e fatica in 25 anni di lavoro. Una vita ad affittare ombrelloni davanti a uno dei tappeti di sabbia più belli della costa. Spiaggia Ira, meta di capitani d’industria e modelle. Teste coronate e tasche esagerate. Il suo nome lo deve alla principessa attrice Ira Furstenberg, che passava là le sue giornate. L’uomo che ha custodito le sdraio e la storia, Alberto Diaz, pezzo dopo pezzo, ha costruito un’oasi davanti alla spiaggia.
 La sua azienda, Semiramide, è diventata una colonna dell’accoglienza. Tra l’albergo Nuraghe e la spiaggia con la sua azienda ha occupato una striscia di terra. Negli anni ha creato un’area raffinata, gazebo di legno con cuscini e tende bianche, per terra un prato verde, pettinato, curatissimo. Sulla spiaggia un ristorante con la pedana e i tavolini. A lato anche una vasca idromassaggio. Ma Diaz, mentre metteva insieme i pezzi del suo piccolo impero sul mare, non si è mai preoccupato di diventare proprietario dell’area. Un castello senza regno. Ma per oltre 20 anni a Diaz è mai venuta l’idea di rivendicare il lembo di terreno. Chi aveva la proprietà dell’area, la stessa famiglia che ha l’hotel Nuraghe, ha deciso di vendere. Il nuovo padrone, la società Hibiscus, ha scelto di recintare la proprietà. Così un’area di 20 metri per 20 è finita in un paio di giorni circondata da paletti e da una rete verde. Al centro è comparso anche una sorta di container di lamiera. Un ufficio portatile con porta e finestra. Diaz ha preso malissimo l’iniziativa del nuovo proprietario. Ha visto recintata una fetta del terreno che lui aveva curato in questi anni. Ha preso la sua Mercedes station wagon blu, l’ha usata come ariete e ha sfondato la rete di protezione. Poi ha tirato il freno a mano, sollevato i finestrini e abbandonato l’auto a cavallo del confine. La Mercedes è ancora là.
 A fare salire di livello la diatriba tra vicini c’è la denuncia presentata da Diaz ai carabinieri e l’intervento dell’ufficio antiabusi del Comune. Gli ispettori del metro quadro si sono presentati davanti all’area contesa e armati di macchina fotografica hanno fatto tutti i rilievi. Per prima cosa devono capire se ci sia qualcosa di irregolare. «Sono convinto che il possesso dell’area, portato avanti per oltre 20 anni in modo ininterrotto, qualcosa vorrà dire - dice Diaz -. Credo che chi ha comprato l’area non mi possa sbattere fuori in questo modo». L’idea è che la diatriba di vicinato per il terreno con vista sul paradiso finirà davanti al giudice. Da una parte i nuovi proprietari dell’area, dall’altra il patron della Semiramide che vuole riprendere possesso del suo pezzo davanti a Spiaggia Ira, il più grande e ricco dei litorali di Porto Rotondo. Non solo una questione di cuore. «La macchina l’ho messa io - confessa Diaz - perché secondo me non possono recintare il terreno. Chi mi rimborsa i 20 anni passati a curare questo pezzo di terreno davanti alla spiaggia». Ma anche l’ingresso nell’area ci sono due macchine che impediscono a qualsiasi mezzo di entrare. Difficile avere dubbi sulla proprietà. Sulle fiancate di una delle due auto si legge Semiramide. Intorno è un fiorire di superville milionarie con vista su un mare tanto azzurro da sembrare finto. Dalla spiaggia si vedono l’ex villa di Johnny Dorelli, la tenuta che Bernie Ecclestone ha ceduto a un professionista sardo. Il mondo patinato che si specchia sull’acqua cristallina davanti a Spiaggia Ira.
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27 marzo 2009

PORTO ROTONDO ABUSI EDILIZI, Ex Villa Dorelli, la Procura sequestra i progetti

  
da La Nuova Sardegna VENERDÌ, 27 MARZO 2009

ABUSI EDILIZI A PORTO ROTONDO

Ex Villa Dorelli, la Procura sequestra i progetti

Nell’immobile, di una società romana, sono in corso ampie ristrutturazioni

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di GIAMPIERO COCCO
 OLBIA. La ristrutturazione della villa che, negli anni Settanta, venne realizzata sulla spiaggia di Ira, a Porto Rotondo, dal cantante Johnny Dorelli e dalla moglie Gloria Guida è finita nel mirino dell’ufficio antiabusi della procura della Repubblica di Tempio. Ieri gli uomini della vigilanza ambientale del corpo forestale, con in mano una ordinanza del pm Elisa Calligaris, hanno acquisito, nell’ufficio tecnico del comune di Olbia, la documentazione relativa alla concessione edilizia rilasciata alla “Porto Rotondo 2003 srl”, proprietaria dell’immobile.
 La società immobiliare, amministrata da Elmo Antonelli, un costruttore romano di 61 anni (finito sul libro degli indagati per il presunto reato di abusi edilizi), aveva rilevato alla fine degli anni Novanta l’immobile - una splendida villa sul mare di Porto Rotondo - dal noto cantante, e da circa un anno aveva avviato dei complessi lavori di ristrutturazione, ampliando verande e rinnovando integralmente la vecchia fisionomia della villa.
 Gli uomini della vigilanza ambientale, nel verificare l’esatta corrispondenza dei lavori in corso ai progetti presentati in comune (e per i quali era stata ottenuta una autorizzazione) avrebbero rilevato (il condizionale e d’obbligo), diverse irregolarità, da quì l’avvio del procedimento penale per i presunti abusi edilizi sfociato, ieri l’altro, nell’acquisizione di tutta la documentazione depositata all’ufficio tecnico del comune di Olbia e relativa alle richieste di concessione edilizia, in virtù della quale i lavori vennero avviati nel maggio del 2008.
 Non è ancora chiaro cosa abbiamo rilevato, di irregolare, gli uomini della vigilanza ambientale della Regione Sarda, ma i provvedimenti adottati dalla procura della Repubblica lasciano intravvedere problemi anche di carattere penale, oltre che di difformità urbanistica.
 In attesa degli sviluppi di questa vicenda (e del varo della legge del 20 o 30% in più in fatto di cubatura su ville mono e bifamiliari proposta dal governo Berlusconi), l’unico dato finora trapelato sul caso e la forte disponibilità di energia elettrica concessa dall’Enel al cantiere della ex villa Dorelli: 120 kilowatt, una potenza in grado di smuovere qualunque apparato.
 Gli uomini della vigilanza ambientale, dopo l’acquisizione dei documenti, hanno consegnato l’intero incartamento al sostituto procuratore della Repubblica che sta seguendo il caso, Elisa Calligaris.
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 da La Nuova Sardegna VENERDÌ, 27 MARZO 2009

Illuminazione, il maxi appalto azzerato dal Tar

3 ol ill 270309OLBIA. Non ci sono primi o secondi classificati nella gara per l’aggiudicazione del maxi appalto per l’illuminazione pubblica. In gioco venti milioni di euro, mica bruscolini. Il Tar, infatti, con un’ordinanza di qualche giorno fa ha deciso che il Comune dovrà bandire un nuovo appalto. Insomma, tutto da rifare. Il tribunale amministrativo ha così respinto il ricorso cautelare presentato dalla società Enel Sole srl che chiedeva l’aggiudicazione dell’appalto dopo le sentenze (del Tar prima e del Consiglio di Stato poi) che annullavano la gara vinta dalla Gemmo spa (in realtà si tratta di un’Associazione temporanea di imprese, mandataria la Gemmo, che accomuna anche il Consorzio Coop di Produzione e Lavoro e il Casic).
 Si tratta, è evidente, di una vicenda piuttosto intricata. I giudici amministrativi di primo e secondo grado l’anno scorso avevano bastonato dolorosamente il Comune azzerando l’appalto della Gemmo. Ora gli stessi giudici amministrativi hanno «alleviato le sofferenze» del Comune al quale la stessa gemmo chiedeva l’assegnazione diretta dell’appalto annullato in quanto seconda classificata. Di diverso parere il tribunale amministrativo: si riparte da zero e gli uffici tecnici si dovranno preoccupare di stilare un nuovo bando.
 Il tempo passa, naturalmente, e il danno economico per le casse comunali è evidente. Inoltre, resta ancora da capire se i fondi resteranno a disposizione dell’amministrazione comunale oppure se siano vincolati a un termine temporale di spesa. L’unica cosa certa è che le controversie legali hanno vistosamente rallentato il programma di illuminazione pubblica di diversi quartieri cittadini dove ancora mancano lampioni e le strade sono al buio. Un pasticcio legal-burocratico (tali erano state infatti le cause dell’annullamento rilevate dal tribunale) che i cittadini di Olbia rischiano di pagare a caro prezzo. (m.b.)
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 da La Nuova Sardegna VENERDÌ, 27 MARZO 2009

Ex Cines, il tribunale ha deciso: annullati tutti i provvedimenti

20 steres 260903 15 ol pol 250309OLBIA. Quattro sentenze del Tar rivoltano come un calzino il nuovo Consorzio industriale di Olbia, l’ex Cines. Annullati tutti i provvedimenti assunti dal presidente Pietrina Murrighile nel suo brevissimo mandato e tutto da rifare, a cominciare proprio dalla seduta per l’elezione del direttivo dell’ente.
 Il tribunale amministrativo, dunque, ha accolto i ricorsi presentati da altrettanti Comuni (Olbia, Monti, Buddusò e Alà dei Sardi) che nella prima riunione del Consorzio erano stati esclusi (salvo Olbia) dall’assemblea.
 È l’ultimo atto di una vicenda giudiziaria iniziata anni fa e che in più di un’occasione ha sfiorato il grottesco trascinando ben tre presidenti in una guerra senza esclusione di colpi e di carta bollata. Il fascicolo giudiziario riguardante Pietrina Murrighile era stato aperto nel novembre scorso quando il presidente, alla prima riunione, quella per la nomina dell’assemblea, aveva convocato solo se stessa in qualità di presidente della Provincia, il sindaco di Olbia, Gianni Giovannelli, e un soggetto scelto da una terna indicata dalla Camera di commercio. Nel caso specifico, si trtta di Patrizia Bigi. Secondo il sindaco Giovannelli, però, nel Consorzio industriale avrebbero dovuto essere ricompresi tutti i Comuni che facevano parte dell’ex Cines, non solo quindi quello di Olbia. Da qui il ricorso al Tar (anzi, i quattro ricorsi) e la sentenza che accoglie la tesi dei Comuni. «Fanno parte dei Consorzi provinciali - si legge nell’atto giudiziario - - i Comuni nel cui territorio insistono le aree interessate: i territori dei comuni di Buddusò, Alà dei Sardi e Monti sono inclusi nel piano regolatore industriale del Consorzio industriale del Nord Est Sardegna, pertanto, in sede di convocazione dell’assemblea generale del Consorzio industriale, il presidente della Provincia di Olbia-Tempio, avrebbe dovuto estendere la convocazione (quantomeno) anche ai rappresentanti di detti Comuni». Il Tar, infine, ha «salvato» Patrizia Bigi giudicando infondati i ricorsi nella parte che richiedeva l’annullamento della sua nomina. Così la sentenza: «La persona prescelta, nella terna indicata dalla Camera di commercio, è, secondo la norma, punto di riferimento degli interessi degli imprenditori della provincia e non dell’ente locale». (m.b.)
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da La Nuova Sardegna VENERDÌ, 27 MARZO 2009

La palestra come aggregazione, oltre lo sport c’è il benessere

NUOVI FENOMENI Crescono in città i centri polivalenti 6 ol pales 270309 7 ol pal 270309

di ALESSANDRI PIRINA
 OLBIA. Il piacere di piacersi non conosce crisi. Il culto del bel fisico si estende a macchia d’olio. Il desiderio di essere in forma travalica differenze di sesso e di età. Un tempo il rito della palestra era quasi circoscritto a ragazzi che volevano metter su qualche muscolo o donne in ansia da prova costume. Con panche e bilancieri, cyclette e pesi come unici strumenti. Oggi la palestra ha cambiato volto.
 I vecchi arnesi sono solo una parte infinitesimale di tutto ciò che possono offrire i nuovi supermercati del benessere fisico. Oggi le palestre sono diventati centri di aggregazione. Luoghi in cui l’ora di ginnastica è solo una delle tante attività. Centri polivalenti che alle più classiche lezioni di fitness accompagnano piscine, saune, beauty farm e aeree ristoro. Un nuovo modo di vivere l’attività fisica, ma anche un’occasione per socializzare. «La palestra ha sostituito la piazza - afferma Sandra De Benetti, del Wellform Club -. Può essere definita come il punto di ritrovo delle nuove generazioni. Capita spesso che dopo la lezione di fitness o la nuotata in piscina i clienti si fermino nell’area ristoro per l’aperitivo».
 Il Geovillage e la Wellform sono state le prime strutture polivalenti nate a Olbia. Era il 2003. Da anni la città lamentava l’assenza di una piscina. Durante ogni campagna elettorale i candidati di turno promettevano una struttura comunale per amanti del nuoto. Promesse che non trovavano mai concretezza nella realtà. Ma nel 2003 Olbia ottiene finalmente quello che aspettava da tempo. E in pochi mesi gli olbiesi si scoprono nuotatori provetti. «All’inizio è stato un fenomeno di massa - dice la De Benetti -. Apriva una piscina dietro l’altra. Ma oggi la cosa si è ristretta e la torta viene divisa tra meno centri». «Olbia è ancora un po’ indietro - aggiunge Giorgio Ponti, amministratore Sporting Club -, ma negli anni ho registrato una maggiore tendenza della gente a dedicare più tempo allo sport. In particolare al nuoto». Il boom della piscina non conosce sosta. Ma negli ultimi tempi il nuovo fenomeno si chiama centri benessere. Vere e proprie beauty farm nelle palestre. «Per la maggior parte dei clienti sono normali centri estetici. Da frequentare per cerette, massaggi e manicure - dice Silvia Nieddu, del Geovillage -. Ma ora alcuni iniziano a capire il reale messaggio del centro benessere: visita medica e attività fisica consigliata». Le beauty farm attirano soprattutto le donne, ma anche gli uomini cultori del corpo sono in netto aumento. «Le prime pensano soprattutto alla cura del viso, mentre i secondi optano per saune e bagni turchi - racconta Luciano Decandia, titolare del Planet Fitness -. E per il futuro pensiamo ad attività che aiutino anche la mente, come yoga e pilates». Insomma, le palestre si presentano ormai come le Rinascenti della forma fisica. E i prezzi? Tra i 40 e i 60 euro mensili, assicurano i titolari. Se poi si abbinano piscina, attrezzi e beauty farm la cifra sale. Ma per avere un bel fisico non si bada a spese.
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22 marzo 2009

Sardegna, tsunami sui prezzi del mattone, GLI EFFETTI DEL PIANO CASA NELL’ISOLA

 
da La Nuova Sardegna DOMENICA, 22 MARZO 2009

GLI EFFETTI DEL PIANO CASA NELL’ISOLA

Sardegna, tsunami sui prezzi del mattone

Cosa cambia nei centri urbani con i progetti di Berlusconi Costruttori ottimisti. Allarme degli ecologisti: vincoli aggirati

1 ss edil 220309      

  2 ss edil 220309

 3 ss edil 220309di PIER GIORGIO PINNA
 SASSARI. Come ballerà il mattone in Sardegna con l’onda anomala avviata dal piano per l’edilizia di Berlusconi? Di quanto crescerà il mare delle costruzioni? Quali saranno gli effetti sulla barca dei prezzi oscillanti delle case e di vendite a picco degli ultimi mesi? Che attese si stanno venendo a creare tra le famiglie e tra le imprese? E più nell’immediato, di fronte a una industria delle vacanze che sulle coste non ha ancora aperto i battenti con le offerte di stagione, che tipo di rollii, beccheggi, fughe in avanti si prevedono nella navigazione sull’altro mercato, quello dei centri urbani? Insomma: nell’isola arriverà la bonaccia con una crescita eco-compatibile o si scatenerà una tempesta di cemento?
 Solo qualcuno ha già pronte in tasca ricette sicure per il futuro edil-immobiliare dell’isola. Tanti politici del centrodestra sono pronti a rintuzzare gli attacchi del centrosinistra, alla Regione come nei Comuni. I costruttori appaiono decisi a difendersi dalle accuse degli ambientalisti. Gli agenti immobiliari vogliono evitare scossoni eccessivi nelle trattative. Gli edili aspettano allettanti occasioni di lavoro.
 Ma molti analisti e osservatori scelgono la prudenza: non commentano, per ora. E tutti convengono su un fatto: «Per capire il peso di una rivoluzione simile a uno tsunami per la capacità di sconvolgere gli assetti esistenti - dicono - bisogna prima conoscere nel dettaglio quali saranno i provvedimenti nazionali effettivamente approvati. Così come comprendere poi la loro applicabilità su scala locale».
 Le analisi. Ogni aspetto della questione sottende infatti un punto preciso: il decreto che il consiglio dei ministri sta per varare non potrà trovare automatica esecuzione in Sardegna. Il perché, a più riprese, l’ha spiegato lo stesso presidente della giunta regionale, Ugo Cappellacci (Pdl), che pure fin dall’inizio, e non in maniera inconsueta viste le sintonie politiche, si è mosso in assoluto accordo con il premier: «La Sardegna ha uno statuto speciale che ci dà competenza primaria sulla materia: dovrà quindi essere la Regione a legiferare sull’intera problematica».
 Il quadro territoriale. Già, ma come? Limitandosi a recepire le norme approvate a Roma o inserendo la riforma nell’iter delle modifiche al piano paesaggistico annunciate da mesi? La risposta alla domanda, sulla quale il centrodestra sardo sta esprimendo posizioni differenziate, non è di poco conto. Nel primo caso l’accelerazione delle misure per l’edilizia sarà evidentissima, immediata. Nel secondo caso i tempi della traversata, inevitabilmente, si allungheranno. E anche le valutazioni autonomistiche, con ogni probabilità, si rafforzeranno in un mare ricco di spunti di riflessione e maggiori cautele.
 Comunque, nell’isola, i progetti del governo, già benedetti nella sostanza dal nuovo governatore, sparigliano le carte. Di più: spiazzano, agitano il dibattito, a seconda dei casi suscitano sogni o incubi. In breve, fanno discutere: i sindacati come gli imprenditori, i proprietari di case come gli inquilini dei condomini. I livelli dello scontro politico sono sotto gli occhi di tutti. Ma da soli non danno la portata di come il processo in corso sia esteso, coinvolgente, allargato a vastissimi settori sociali.
 Gli industriali. Specialisti cinici, che evidentemente conoscono il prezzo di tutte le cose ma di nessuna il valore, hanno già fatto una divisione un po’ arbitraria degli schieramenti. Da una parte, gli apocalittici: e cioè i difensori dell’ambiente e del paesaggio. Dall’altra parte, gli integrati: ossia gli affaristi a vario titolo che sulla cementificazione vogliono lucrare, e parecchio. Ma le sfaccettature, almeno per quanto riguarda il mercato immobiliare e dell’edilizia nelle città e nei centri urbani dell’interno, sono in realtà più complesse, maggiormente articolate, molto composite. E le stesse posizioni dei poli su base nazionale, con il Partito democratico che adesso ritiene di voler meglio valutare la situazione prima di sparare a zero sui progetti di Berlusconi, lo dimostrano.
 Dice il presidente regionale della Confindustria, Massimo Putzu: «Se da un lato ci riserviamo di verificare eventuali correzioni rispetto ai programmi resi noti sinora, dall’altro lato mi pare di poter sostenere, parlando per conto del sistema delle imprese, che apprezziamo l’iniziativa del governo. Del resto, noi in Sardegna non abbiamo alternative di sviluppo ed espansione a breve scadenza. In questa circostanza, invece, esistono tempi ridottissimi per innescare un circuito virtuoso». Secondo il dirigente dell’associazione degli industriali, gli strumenti predisposti a livello urbanistico sono destinati a produrre effetti favorevoli anche sul piano strettamente sociale. «Pensiamo alle giovani coppie che oggi non riescono a costruirsi una casa - rileva in proposito Massimo Putzu - Un domani potranno coronare le loro speranze attraverso semplici ristrutturazioni o adattamenti degli immobili. Da parte di tutti sarà inoltre possibile lavorare per migliorare le tipologie costruttive tese alla realizzazione di case ecologiche. L’insieme dei provvedimenti avrà infine ricadute positive sul mercato immobiliare e su altri settori economici collegati». E il pericolo ambientale? «Mah, non credo proprio che sussista - è la risposta del presidente sardo di Confindustria - Siamo consapevoli noi per primi sulla necessità di vigilare per il rispetto del nostro territorio. E comunque qui non si parla di altri insediamenti e nuove urbanizzazioni, quanto piuttosto di ampliamenti e riposizionamenti di fabbricati già realizzati».
 La stagnazione. A parte l’ansia dei cementificatori di litorali in odio alla legge salva-coste, dalle maggiori città dell’isola negli ultimi mesi è arrivata una serie di allarmi sul declino dell’edilizia. «È indicativo il fatto che a Olbia comincino a fare le valigie gli operai rumeni»: questo uno dei commenti più diffusi nella città gallurese da parte di imprenditori che denunciano il netto calo di lavoro e un boom di disoccupati. A Sassari e a Ozieri ha un tantino smosso le acque la vendita degli alloggi popolari. A Carbonia una recente delibera della società Area, che ha sostituito l’Iacp, dovrebbe riservare ugualmente effetti positivi: novecento gli appartamenti acquistabili dagli stessi inquilini.
 Ma il crollo dei bastioni rappresentati da tantissime piccole e medie imprese (tanto edili quanto dei settori complementari) ha contrassegnato la navigazione già problematica dei comparti delle costruzioni e degli immobili a Tempio, Lanusei, Macomer, Iglesias, Sanluri.
 A Oristano il mercato ristagna. Dopo i ribassi del 2008, i prezzi delle abitazioni appaiono così stabilizzati. Come a Cagliari, dove i prezzi sono i più alti di tutta le aree urbane sarde, con situazioni differenziate nei comuni dell’hinterland. Ma ovunque nei maggiori centri si risente della mancanza di lotti fabbricabili. I ritardi nell’approvazione dei Puc e il mancato varo di altri provvedimenti di espansione ha di sicuro rallentato l’attività. Fin quasi alla paralisi. Com’è successo a Nuoro, dove di recente è stato denunciata una lievitazione dei costi delle case per via del completo utilizzo di tutte le zone edificabili.
 E se il discorso sulle coste merita certamente un approfondito esame separato, più in generale due considerazioni possono essere fatte sul quadro attuale nei maggiori centri. La prima è che le misure governative, quasi dappertutto, sono considerate capaci da parte d’ingegneri e architetti di soffiare vento fresco sulle vele dell’edilizia in secca. Ma la seconda osservazione è che gli stessi professionisti ammettono di non poter fare alcuna previsione su «come», «quanto», «se» e «quando» quello stesso vento spingerà i privati a investire i loro risparmi sfruttando le opportunità offerte dalla nuova legislazione. Ecco perché nel mercato immobiliare si aggiunge così incertezza a incertezza. La stessa incertezza che impedisce di orientarsi bene nell’andamento prossimo venturo di acquisti, vendite, affitti. E nel frattempo fa crescere l’apprensione tra i difensori del patrimonio storico e naturalistico dell’isola.
 Gli ambientalisti. È per esempio fortemente critico verso chi oggi plaude alle scelte del duo Berlusconi-Cappellacci il portavoce del Gruppo d’intervento giuridico, Stefano Deliperi. Che osserva: «Il quadro si fa disastroso. Per dare un giudizio compiuto dovremo prima visionare il testo definitivo romano e il testo ufficiale del provvedimento legislativo che sarà a approvato dalla Regione: con questa politica degli annunci può succedere qualsiasi cosa. Ma già oggi, sia per i centri storici sia per le zone vincolate, i contraccolpi gravissimi sono chiari. Situazioni di abusivismo come quelle registrate a Molentargius o nella zona di Porto Conte sono destinate a moltiplicarsi».
 La ragione, secondo il dirigente ecologista che tante battaglie ha combattuto per la salvaguardia del territorio dell’isola, è presto detta: «Questa è una pura follia in stile vandeano: ognuno penserà a sé e nessuno penserà al bene di tutti. In questo modo può accadere di tutto. E non potranno che saltare gli strumenti di rispetto per la salvaguardia delle aree protette».
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 da La Nuova Sardegna DOMENICA, 22 MARZO 2009

Uil: i piani del governo possono essere positivi

4 ss edil iol 220309CAGLIARI. «La misura in sé può essere utile per agganciare, alla fine del 2009, la fuoriuscita dalla fase più acuta della crisi: perciò, in questo senso, il provvedimento, che si annuncia di sostegno alle costruzioni, può essere positivo». L’ha detto Giuseppe Moretti, segretario generale della Feneal Uil (federazione nazionale lavoratori edili, affini e del legno), ieri a Cagliari per concludere i lavori dell’assemblea regionale dei quadri e dei delegati del sindacato. In Sardegna, la Feneal Uil conta più di 4mila iscritti, pari circa il 20% dei dipendenti del comparto. «Naturalmente», ha aggiunto Moretti ricordando che, in un anno, è calato del 30% il numero delle ore lavorate nel settore, «bisogna trovare un giusto equilibrio tra la possibilità di accelerare l’intervento e una sua liberalizzazione completa che non vada a discapito dell’emersione del lavoro nero e della sicurezza nei cantieri».
 Il segretario della Feneal Uil ha richiamato l’attenzione, soprattutto, sul ruolo delle amministrazioni perché, ancor prima di superare il permesso di costruire, «bisogna evitare di scavalcare quelle regole che finora hanno consentito in Italia, l’emersione di 200mila impieghi irregolari». La crisi e i provvedimenti del governo per arginarla, che solo nel settore dell’edilizia mette a rischio 250mila posti, saranno al centro della manifestazione in programma a Roma, il 22 aprile, con la prima mobilitazione unitaria delle organizzazioni sindacali di categoria con gli imprenditori. «In quell’occasione», ha anticipato Moretti, «chiederemo l’attivazione di un tavolo interministeriale per una prima valutazione delle nuove misure, oltre a portare avanti le nostre rivendicazioni per tradurre gli interventi annunciati in posti di lavoro».
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18 marzo 2009

OLBIA PORTO ROTONDO VILLA CERTOSA Cavaliere, paghi le spese

  
da La Nuova Sardegna MERCOLEDÌ, 18 MARZO 2009

VILLA CERTOSA

Porto Rotondo. Respinto ricorso contro la costruzione del muro, finito il primo round

Cavaliere, paghi le spese

Nella lite di confine sconfitta l’«Idra» di Berlusconi

  4 berl 180309  5 berl 180309

di GIAMPIERO COCCO
 OLBIA. L’architetto milanese Maristella Cipriani ha vinto il primo round contro l’Idra Immobiliare Spa, che voleva abbattere un muro di recinzione realizzato, pochi mesi fa, a Porto Rotondo. Il “vallo della discordia” era stato eretto ai confini dalla mega tenuta della Certosa di Silvio Berlusconi.
 «Ricorso inammissibile», ha sentenziato ieri il giudice delegato Paola Ferrari Bravo, che nel rigettare le istanze avanzate dall’Idra Immobiliare - che sosteneva d’avere acquisito una servitù di passaggio sui terreni di Maristella Cipriani - ha condannato la società immobiliare che fa capo a Silvio Berlusconi al pagamento delle spese processuali, che ammontano a 5396 euro.
 «Per noi è difficile, da anni, - raccontò Maristella Cipriani, architetto a Milano e amministratrice della Sochip srl - vivere ai confini della Certosa. I controlli di sicurezza di Silvio Berlusconi invadono, purtroppo, la nostra privacy. E dal 2002 sono anche sorti i primi problemi di confine».
 Già, i confini. Essere vicini di casa del premier ha comportato, dal 2002, un supplemento di problemi.
 Il primo di questi è dovuto alle recinzioni e alla esatte definizione dei confini. La villa dei Cipriani è attigua alla parte alta del compendio della Certosa, nelle immediate vicinanze della serra-teatro-farfallario e sala stampa realizzata da Silvio Berlusconi. A pochi metri c’era un ingresso di servizio, utilizzato da fornitori, sicurezza e addetti alle pulizie della tenuta del premier.
 Sempre in quella zona c’è una postazione fissa della sorveglianza, assicurata 24 ore su 24 dai carabinieri. Un passaggio di servizio contestato dai legali della Sochip srl, che invitarono l’Idra Immobiliare, in diverse occasioni, a chiudere quell’accesso.
 Nel 2007 la società gestita dall’architetto Maristella Cipriani ottenne la licenza edilizia per recintare le sue proprietà, ma tra un intervento e l’altro dell’ufficio antiabusi del Comune di Olbia riuscì a realizzarlo soltanto nel settembre dello scorso anno.
 Il muretto della discordia finì in tribunale, e ieri il giudice, nel respingere il ricorso, ha dato ragione alla Cipriani.
 La battaglia giudiziaria, che va avanti da cinque anni, non è comunque conclusa.
 I legali dell’Idra Immobiliare hanno già annunciato appello, mentre prosegue un’altra vicenda giudiziaria, quella legata alla proprieta di alcuni lotti che vedono sempre contrapposti all’Idra Immobiliare Maristella Cipriani e il marito, Nicola Grimaldi.
 «Abbiamo ragioni da vendere - afferma l’avvocato Giuseppe Mocci, che assiste Maristella Cipriani - per ottenere un provvedimento di legge anche in questa ulteriore vicenda giudiziaria».
 Ora tutti i confini sono stati recintati (reciprocamente), manco fosse la striscia di Gaza, in attesa che i giudici decidano anche su quest’altro aspetto, non secondario: la reale proprietà di due lotti di quel terreno terreno e l’esatta apposizione dei confini lungo tutto il perimetro. Le tre cause (quella del muretto, della proprietà e dei confini) procedono autonomamente. Nel frattempo l’avvocato Giuseppe Mocci ha messo a segno il suo primo affondo, vittorioso, e attende la ripresa delle ostilità, sempre davanti al giudice.
 «I miei assistiti - ha spiegato il legale - hanno agito da sempre in perfetta buona fede, e non intendono soccombere davanti a quella che ritengono una vera e propria prevaricazione. Saranno i magistrati, com’è accaduto ieri, a dire chi, tra le due parti, ha ragione».
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10 febbraio 2009

OLBIATEMPIO PORTO ROTONDO. L'ultimatum di Confindustria «Gentile presidente, appalti la Olbia-Sassari»

  
  da L'Unione Sarda Martedì, 10 Febbraio 2009
I fondi del G8. Il presidente del nord Sardegna Stefano Lubrano scrive una lettera a Silvio Berlusconi
L'ultimatum di Confindustria
«Gentile presidente, appalti la Olbia-Sassari»

Nello scontro sui fondi Fas destinati alle opere in vista del G8 interviene il presidente della Confindustria del nord Sardegna Stefano Lubrano con una lettera al premier Silvio Berlusconi: «C'è solo un modo per far chiarezza, appalti subito i lavori».
C'è un solo modo - infallibile - per uscire dalle sabbie mobili delle reciproche accuse e delle strumentalizzazioni elettorali: affidare immediatamente gli appalti per l'aeroporto Costa Smeralda e la quattro corsie Olbia-Sassari. Lancia il sasso a cinque giorni dal voto per il rinnovo del Consiglio regionale, Stefano Lubrano, presidente della Confindustria del nord Sardegna con una lettera aperta a Silvio Berlusconi. Un'iniziativa che non stupisce affatto: il primo allarme sulla rimodulazione dei fondi Fas - 522 milioni di euro - era stata lanciata per la prima volta proprio dal presidente regionale dell'associazione Massimo Putzu il 30 ottobre scorso.
LA LETTERA Ricorda quell'allarmata segnalazione di oltre tre mesi fa, Stefano Lubrano. «Puntualmente - scrive il presidente al premier - nonostante a livello regionale tali segnalazioni venissero allora giudicate prive di fondamento, e nonostante le sue più recenti assicurazioni, sembrerebbe che si stia concretizzando la più nera delle previsioni, con la conseguente perdita di una condizione assolutamente irripetibile: l'inserimento di queste due opere nell'ambito del G8 e delle procedure d'urgenza per poter avviare i cantieri con assoluta tempestività». Ne segue un netto invito - sottolineato in neretto - al presidente del Consiglio: «Dia disposizioni affinché si proceda senza indugio all'affidamento degli appalti per l'aeroporto Costa Smeralda e per la strada a quattro corsie tra Sassari e Olbia, tenendo inoltre nella dovuta considerazione le aziende e i consorzi tra imprese locali in possesso di tutti i requisiti richiesti dalla struttura di missione», si legge nella lettera: «Pensiamo che non vi siano ragioni perché ciò non avvenga in quanto ci risulta che da tempo sono state espletate tutte le procedure tecnico amministrative e da settimane stiamo inutilmente aspettando che si prendano le più opportune decisioni».
LE OPERE PREVISTE I lavori previsti all'aeroporto consistono nella deviazione della statale 125 Orientale sarda in corrispondenza della pista e il raccordo tra la viabilità del Costa-Smeralda e la Olbia-Sassari. Gran parte dei fondi però erano destinati alla quattro corsie che dovrebbe far dimenticare la scandalosa strada delle croci che attualmente collega la seconda e la quarta città della Sardegna.
LE POLEMICHE Lo scippo - vero o presunto - dei fondi Fas era rimbalzato in Parlamento a novembre, per iniziativa dei parlamentari del Pd che avevano rilanciato l'allarme di Confindustria. I finanziamenti previsti nell'ordinanza firmata dal capo del Governo ad agosto non compaiono infatti nel decreto legge 162 dell'ottobre scorso. In aula ci furono le rassicurazioni di Guido Bertolaso che, riconducendo il tutto a una questione burocratica, fecero momentaneamente archiviare la faccenda. Qualche giorno fa, è stato il vicepresidente della Regione Carlo Mannoni a rilanciare l'allarme sui fondi scomparsi prontamente smentito dal ministro Scajola e dallo stesso Berlusconi. E ora sono gli industriali a chiedere chiarezza.
C.D.R.
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